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sabato 17 ottobre 2009

Test HPV (Papilloma Virus)


L' HPV o Papilloma Virus è un virus umano, responsabile di malattie non gravi quali ad esempio le verruche cutanee. Alcuni ceppi di HPV però, sono responsabili di tumori benigni come i condilomi e tumori maligni quali cancro al collo dell'utero, al cavo orale, all'ano, all'esofago. Si può quindi affermare che il virus HPV sia un virus oncogeno, in grado cioè di causare il cancro. l’HPV può infettare specifiche zone (mucose) in relazione alle abitudini sessuali dei soggetti, infatti è possibile contrarre, in maniera indipendente, il virus nella zona genitale, nella zona anale e nella zona orale.Alla famiglia dell’HPV appartengono circa 100 ceppi, nella tabella sottostante riportiamo i ceppi virali più diffusi e le patologie che possono causare.

Tipizzazione dell’HPV

La tipizzazione viene eseguita non solo per rilevare la presenza del virus, ma soprattutto per identificarne il ceppo e consentire allo specialista di predisporre la terapia adeguata.
L’HPV genitale viene classificato in funzione del rischio di sviluppo del cancro. Principalmente 15 ceppi possono infettare le zone ano-genitali dell’uomo e della donna, questi vengono suddivisi in:
  • ceppi a basso rischio i quali, se non debellati dal sistema immunitario possono portare a formazione di verruche ( HPV 6, 11 ).
  • ceppi ad alto rischio che, in particolari condizioni di salute dell’individuo (basse difese immunitarie, infezioni ripetute o continue) possono dar luogo ad alterazioni cellulari (HPV 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 68). Alcuni dei ceppi sopraelencati possono causare tumori anche del cavo orale.
È stato ampiamente dimostrato che la tipizzazione virale è un metodo capace di migliorare l'efficacia dello screening. Kriagen, grazie all’utilizzo di strumentazione altamente avanzata esegue un esame di tipizzazione genetica sui seguenti ceppi virali: HPV 6, 11, 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 68.
Il test è di facile attuazione, assolutamente non invasivo e totalmente riservato.


HPV nell’uomo

L’uomo, non è esposto anatomicamente al cancro della cervice, può però contrarre infezioni sia nella zona ano-genitale che nella zona orale in funzione delle abitudini sessuali. Il maschio può comportarsi da portatore sano o meglio da "serbatoio" del virus HPV e contagiare il patner sessuale.Inoltre, per l’uomo il virus riveste un grande rischio per quanto riguarda la Fertilità. Infatti, in seguito ad infezione da parte di HPV, il DNA degli spermatozoi può subire danni tali da alterare la regolare funzionalità di questi ultimi e rendere l’uomo Infertile.


Cos'e' il Test HPV?

È un Test Genetico in grado di rilevare la presenza di virus potenzialmente oncogeni appartenenti alla famiglia dell’HPV nella zona Ano-Genitale e Orale per i seguenti ceppi virali:

  • HPV 6, 11, 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 68.

Il Test è eseguito con kit certificato IVD/79/EC, ISO 9001:2000, ISO 13485:2003 (www.f-hpv.com)

Consente inoltre di identificare un’infezione dovuta a più ceppi HPV e di seguire in uno stesso paziente il decorso dell’infezione.
Il test genetico HPV presenta un grande vantaggio rispetto al risultato ottenuto col Pap Test, poiché identifica il DNA del virus anche prima che si manifestino i segni dell’infezione. Risulta uno strumento utilissimo per una diagnosi precoce.

Inoltre il Test HPV è comunemente impiegato per la ricerca del Papilloma Virus in donne che hanno avuto un esito anormale al Pap Test e risulta un ottimo strumento di screening e di monitoraggio di un’eventuale infezione. L'esito negativo del test HPV è in grado di escludere, con la massima sicurezza, la presenza o meno dell’infezione da relativamente al tipo di campione fornito.
Un Test Hpv negativo non necessariamente esclude la presenza di un’infezione HPV del soggetto; esso si riferisce solamente al particolare campione analizzato e ai 15 ceppi studiati. Il risultato ottimale del test dipende da diversi fattori come: un idoneo campione, assenza di inibitori ed una carica virale sufficiente per essere rilevata.


Perché fare il Test HPV presso Kriagen.
  • Per l’Identificazione e la Tipizzazione del Ceppo.
  • Perché lo puoi eseguire da Casa, o dal medico di fiducia nella totale privacy.
  • Per confermare o escludere l'infezione da HPV in Donne o Uomini.
  • Per uno screening Precoce.
  • Come screening conseguente al Pap test dubbio.
  • Monitoraggio dell'HPV in pazienti sotto cura.
  • Perché si paga solo il 50% all'ordine e il saldo alla consegna dei Risultati.
  • Perché Strumenti, Metodiche e Kit usati da Kriagen sono certificati per uso Forense.
  • Perché fate tutto da casa nella totale Privacy.
  • Perché il Kit di Prelievo è Incluso nel Costo.
  • Perché i Test hanno le 3 Garanzie di Kriagen.
  • Perché il Supporto Tecnico Scientifico è Gratuito.
Su quali campioni è eseguito il Test HPV?
Kriagen permette di eseguire il test HPV su differenti tipi di Campioni relativamente alle aree su cui si desidera verificare:

Campioni Maschili:
  • Tampone di Liquido Spermatico Secco
  • Tampone Orale Secco
  • Tampone Anale Secco
Campioni Femminili:
  • Tampone Vaginale Secco (Cerviacale)
  • Tampone Orale Secco
  • Tampone Anale Secco

Garanzie e Tempi

Il Test e il Risultato sono assicurati dalle 3 Garanzie. L'esito dell'esame è disponibile dopo 7gg lavorativi dal ricevimento dei campioni, la comunicazione può avvenire in differenti modi scelti dal cliente. Inoltre è possibile richiedere un Servizio Test Rapido che consente di ricevere i risultati del Test entro soli 3gg lavorativi dal ricevimento dei campioni.Tutti i Test saranno svolti nel completo rispetto della privacy dei soggetti coinvolti.

post by www.Kriagen.it
trova i qui Test HPV

mercoledì 7 ottobre 2009

Il Dna e la rivoluzione che ci attende

Il Dna e la rivoluzione che ci attende - ALESSANDRO LONGO


Dal 20 al 22 settembre scorso si è svolta a Venezia la quinta edizione del convegno “The future of science”, intitolato “The Dna revolution” (“La rivoluzione del Dna”). Si è trattato di un convegno ad altissimo livello organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi con la Fondazione Tronchetti Provera, nello splendido scenario dell’isola di San Giorgio, nei locali della Fondazione Giorgio Cini. C’è stato il saluto del premio Nobel James Watson, che con Francis Crick nel 1953 ha scoperto la struttura a doppia elica del Dna, il codice genetico delle cellule viventi, e il saluto dell’altro premio Nobel Renato Dulbecco, uno dei promotori del progetto Genoma, organizzato a livello mondiale per la decifrazione completa del Dna umano, un passo fondamentale nel cammino per la comprensione scientifica del funzionamento delle cellule viventi in tutti i suoi aspetti più microscopici. Ed è venuto a parlare Craig Ventre, lo scienziato che bruciò sul filo di lana il progetto Genoma di Dulbecco, completando per primo, con finanziamenti privati, la decrittazione di tutti i 25mila geni umani, grazie a sofisticati metodi computeristici. Proprio Venter, scienziato molto controverso che con la sua società Celera fece una decina di anni fa quello scherzo a Dulbecco e co., ha tenuto un’interessante conferenza sugli studi che sta attualmente conducendo sulla biologia in tutti i mari del mondo. Si tratta di un uomo spregiudicato, ma indubbiamente abilissimo, che si è posto lo scopo di creare un batterio artificiale, sfruttando le conoscenze acquisite con la sua pluriennale esperienza nella biologia delle cellule viventi. È talmente mal visto nell’ambiente degli scienziati biologi mondiali che è stato accusato di andare per gli oceani per diporto, perché si crede Dio e vuole creare la vita artificiale. Questo senza neanche cercare di capire perché Venter si sia imbarcato (è proprio il caso di dirlo) in questa impresa che lo porta in giro per il mondo. Nella sua conferenza ci ha mostrato lo stupefacente sviluppo dei computer di questi ultimi anni, per cui lo sforzo tecnologico che quindici anni fa portò alla decrittazione del genoma umano, con centinaia di macchine che lavoravano in parallelo in enormi saloni, oggi viene svolto da un’unica macchina di dimensioni modeste, appoggiata su una scrivania, in una frazione del tempo allora impiegato. Ebbene, proprio Venter è diventato l’icona dello scienziato pazzo da combattere perché cinico, antietico e insensibile, che vuole distruggere la vita sulla terra per soppiantarla con quella artificiale su cui sta lavorando. Ma naturalmente nella realtà le cose sono profondamente diverse: come ci ha spiegato, i suoi attuali studi in giro per i mari mirano a quantificare la massa di Dna presente sulla terra e la relativa diversità. Ci ha raccontato che prendendo anche pochissimi litri di acqua superficiale da qualsiasi mare sulla terra, ed estraendo indiscriminatamente il Dna totale dagli organismi raccolti, ha trovato una enorme varietà di materiale genetico ed una altrettanto grande diversità tipologica, tale da far impallidire qualsiasi precedente predizione e, questo, anche in luoghi talmente inospitali che fino a poco tempo fa si pensava fossero quasi disabitati dai microorganismi, come ad esempio il Mar Morto. Un altro suo progetto è quello di riuscire a cambiare la specie di una cellula: iniettando un cromosoma intero di una specie di batterio (quindi tutto il suo materiale genetico) in un batterio di una specie diversa, ha ottenuto un batterio diploide (cioè con due cromosomi, anche se un po’ diversi). Con il passare del tempo, il cromosoma iniettato viene riconosciuto dalla cellula ospitante e quindi comincia ad essere trascritto, tradotto e replicato. Nel cromosoma iniettato in precedenza sono stati aggiunti dei geni che codificano per proteine, in grado di degradare specificatamente il cromosoma della cellula ospitante. In questo modo, dopo qualche tempo, con le replicazioni spontanee la cellula ritorna aploide, cioè con un solo cromosoma, ma di un’altra specie. Questo scambio provoca nella cellula dei cambiamenti strutturali e metabolici tali da ricreare perfettamente quelli della specie di provenienza del cromosoma. Quindi il batterio cambia effettivamente specie, senza particolari problemi di sopravvivenza. Gli studi sono ovviamente in corso, ma per ora stanno incontrando difficoltà nel replicare l’esperimento su cellule più complesse dei batteri, come il lievito. Gli usi medici che questi studi possono aprire sono ancora lontani, ma svariati. Il più interessante sembra quello di poter mutare specie alle cellule staminali di un animale per renderle completamente umane ed utilizzarle su di noi ed evitare, quindi, i noti problemi etici che si incontrano nel campo delle cellule staminali umane. E anche solo questo non è poco. Altro che credersi Dio e voler creare la vita artificiale! Questo è stato solo uno degli esempi, che il convegno ci ha fornito, dell’enorme lavoro che i biologi di tutto il mondo stanno portando avanti partendo dalle scoperte di Watson e Crick e dalla decifrazione del genoma umano, completata da Dulbecco e Venter dieci anni fa. L’argomento è talmente complesso che c’è da stupirsi che gli ultimi 60 anni di ricerche che non hanno prodotto risultati eclatanti (non si sono debellati cancro, Alzheimer e Parkinson come piace sempre elencare sui giornali) non abbiano scoraggiato gli scienziati dal continuare in questo improbo lavoro nel chiuso dei loro laboratori. La schiera di scienziati che sono sfilati al convegno hanno offerto uno straordinario scenario di uomini studiosi, capaci, tenaci, indomabili. Sembra che la struttura funzionale degli organismi viventi escogiti tutti i cavilli più pretestuosi per complicare il lavoro di questi uomini. Il fatto è che le scoperte scientifiche in biologia non vengono fuori come il coniglio dal cappello del prestigiatore, sono invece fatte di un’infinità di piccolissimi passi spesso insignificanti in sé, ma indispensabili per comporre il meraviglioso ed immenso mosaico della biologia. Di fronte a ciò si comprende anche la difficoltà dei poveri giornalisti che devono spiegare all’opinione pubblica a che serve il dispendio di risorse (ben poche in Italia, purtroppo) riversato su questi studi. È per questo che viene sempre sbandierata la bandiera: “un altro passo verso la sconfitta di cancro, Alzheimer e Parkinson!”. Sennò la gente non si prende neanche la briga di leggere l’articolo. E tornano in mente le parole di Dulbecco quando, all’annuncio nel 2001 del completamento del progetto Genoma, di fronte ai titoli trionfalistici dei giornali, si affrettò a raffreddare gli entusiasmi ricordando che sapere come è fatto è una cosa, altra è capire come funziona: il grosso del lavoro cominciava allora. Ma sui giornali ormai si leggeva: “la via maestra alla cura di cancro, Alzheimer e Parkinson è ormai in discesa, ne vedremo delle belle, il mondo sta cambiando”. E non mancavano neanche gli oscurantisti che minacciosi gridavano: “che diritto abbiamo noi di mettere le mani nei principi ‘divini’ della vita?”.La natura ci si ribellerà contro e ci pentiremo! Ricordiamoci cos’è successo quando abbiamo messo le mani nella struttura fondamentale degli atomi che compongono tutto il creato! Le conseguenze della bomba atomica le abbiamo viste tutti e ci siamo dovuti pentire! E, invece, sia nell’atomo che in biologia i risultati positivi sono stati tanti: con l’atomo facciamo le bombe, ma produciamo anche energia non inquinante con cui viviamo tutti meglio di come stavamo 100 anni fa e in biologia, proprio grazie al lavoro di gente come Venter, come ci hanno spiegato gli scienziati di Venezia, oggi siamo in grado di produrre insulina artificiale per il diabete, pelle artificiale per le ustioni, piante additivate di vitamine per i popoli che muoiono di scorbuto o soffrono di cecità endemica a causa della povertà dei cibi disponibili, o coltivazioni molto più produttive che consentono di affrontare con più fiducia l’impetuoso sviluppo demografico che sta soffocando la terra e molto, molto altro ancora si sta preparando nei laboratori. Una dei principali collaboratori di Umberto Veronesi nell’organizzazione del Convegno è stata Chiara Tonelli, professore ordinario di Genetica all’Università degli Studi di Milano, dove dirige un laboratorio di genetica molecolare delle piante, e membro di numerosi comitati di biologia molecolare a livello sia nazionale che internazionale: il comitato di consulenza del Cnr per le scienza biologiche e mediche, la commissione tecnico-scientifica del ministero dell’Ambiente, l’Epso (European plant science organization) e l’Embo (European molecular biology organization). Ho voluto elencare solo alcuni dei titoli della Tonelli, trascurando per altro le sue numerosissime pubblicazioni scientifiche, per dare una parziale indicazione del livello dei personaggi che hanno partecipato al convegno. Nella sua conferenza ci ha illustrato il lavoro che si sta svolgendo in campo vegetale per far fronte ai grandi problemi mondiali riguardo l’inquinamento, la fame, le malattie endemiche da malnutrizione, la mancanza di acqua. L’argomento è molto controverso perché riguarda gli Ogm, cioè gli organismi geneticamente modificati. Ma la manipolazione genetica è indispensabile se si vogliono affrontare questi problemi con la necessaria efficacia. Si stanno producendo piante Ogm che non necessitano di pesticidi perché resistenti agli attacchi dei parassiti, così si aumenta la produzione, si riduce l’inquinamento ed il costo dei prodotti che, quindi, sono sempre più diffusi. Si producono piante che crescono anche in condizioni di siccità e non hanno bisogno di fertilizzanti e che, quindi, non richiedono la lavorazione della terra con notevoli risparmi e vantaggi produttivi e piante da utilizzare per la produzione di “biofuel”, cioè di carburanti di origine vegetale poco inquinanti. E poi, piante che producono vaccini, per cui mangiando ci si cura e si prevengono malattie epidemiche e, ancora, piante che disinquinano il suolo. Insomma, gli sviluppi e le potenzialità degli Ogm sono infiniti e c’è da chiedersi veramente, di fronte a tanti vantaggi, quali possano mai essere le obiezioni che molti muovono a queste nuove tecnologie, visti i vantaggi economici, ambientali, sociali, globali, energetici, medici e umani che permettono. Se si vogliono esaminare le risposte alle obiezioni mosse agli Ogm, (rischi, invasività, biodiversità, allergie, etc.), conviene andarsi a leggere l’agile volumetto che la Tonelli ha scritto assieme a Veronesi: “Che cosa sono gli organismi geneticamente modificati” (Sperling), dimostrando grande capacità divulgativa anche in argomenti così complessi, senza sottrarsi a nessuna critica, da qualunque pulpito provenga. Da simpatizzante degli Ogm, mi sono permesso di fare un’unica osservazione: ma il “biofuel” è davvero così necessario produrlo? Non si sottraggono, così, terreni alle coltivazioni a carattere alimentare di cui, come visto, c’è tanto bisogno? E poi cosa facciamo? Coltiviamo piante per poi bruciarle e produrre altra Co2? Non è una doppia contraddizione questa?Calma, mi ha replicato, c’è una risposta anche a queste banali domande: intanto la produzione di Co2, dovuta alla combustione di “biofuel”, è compensata dall’assorbimento di Co2 delle vegetazioni coltivate, per cui la produzione e la combustione di “biofuel” è un processo complessivamente a bilancio nullo di Co2 e, poi, i terreni da utilizzare non sono sottratti alle coltivazioni alimentari, possono essere quelli altrimenti improduttivi.Però, che mondo stupefacente ci si sta parando innanzi! E pensare che tutto si è messo in moto quando nel 1953 quei due studiosi inglesi, in un laboratorio dell’università di Cambridge, si misero a studiare la doppia elica del Dna. È una rivoluzione epocale, paragonabile all’invenzione dell’agricoltura dei nostri antenati primordiali.
sandro.longo@libero.it

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